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Note di Preistoria

E' oggi comunemente ammesso che il nome "Palestro" derivi dal latino paluster o palustris, per indicare terra o luogo paludoso.
Il termine può avere una convalida topografica da certe denominazioni ancor oggi vigenti sulla bocca del popolo, quali Lago, Oltrelago, Tramezzo (tra lago e fiume Sesia), Riva, Crosa, Isola, Ruta.
Se vera questa ipotesi, niente di più naturale che i primi abitanti del nostro suolo fossero dei palafitticoli, che vivevano in costruzioni basate su pali confitti nel terreno in luoghi paludosi.
Questo tipo di abitazione, capanne cioè costruite su palizzate con terrapieno sui laghi e fiumi o sulla riva di essi, appare nell'Italia superiore durante il periodo neolitico (30.000 anni a.C.) e continuò con maggior sviluppo e regolarità di raggruppamenti, lontano dalle acque, ma sempre su terreno paludoso.


La Storia romana

Entrando ora sul terreno storico, dovremmo interrogare monumenti e documenti. Ma di antichi monumenti, scoperti nel passato, molta parte andò perduta. Tuttavia il P. Bruzza e il Mommesen riportano l'iscrizione, in parte corrosa, incisa su di un sarcofago di casa Malinverni, che serviva da abbeveratoio.
Le parole leggibili erano: "M. AEVEIO ENUMENEIO - qui vixit annos tres - M. AEVEIANIUS A... ET AEVEIA... PARENT" ( a Marco Eveio Enumeneio - che visse tre anni - M. Eveniano... ed Eveia... Genitori..."). Sulla attuale sponda sinistra del fiume Sesia furono pure trovate monete cimbriche d'oro, di cui tre esemplari si trovano nell'archivio Vercellese e vari altri sono conservati nel Museo Leone di Vercelli.
Al tempo degli abitanti che precedettero la conquista dei Romani, Palestro dovette essere un pago di una certa importanza, che andò crescendo sotto la benefica influenza della dominazione romana.
I sepolcreti di Palestro e di Pezzana sono testimonianze relative di un lento ma continuo progressivo evolversi di civiltà che dai primi insediamenti preistorici ci porta alle soglie della Storia. I Celti immigrati circa il secolo V a.C., trasformarono sensibilmente la parlata e la forma di civiltà delle popolazioni indigene del Vercellese.
Anche i Liguri si insediarono lungo il Sesia ed il Ticino. La sottomissione definitiva ai Romani dei Transpadani si ebbe nei primi decenni del secolo II a.C. dopo la sconfitta dei Cimbri.
Vercelli fu colonia romana l'anno 240 a.C.; ma tutta la nostra regione compresa tra Milano, Vercelli, Ivrea e Novara era "fermissima transpadanae regionis Municipia".


La Storia medievale

Con Carlo Magno, distrutti i ducati longobardi, sorgono i Comitati. Lomello è capoluogo per quello di tal nome e faceva parte della Marca di Ivrea. Palestro con Vinzaglio, Confienza, Langosco, Castelnovetto, Rivoltella e Casalino erano allora parte del contado per investitura di Federico I° imperatore (11 luglio 1178) ad Aicardo di Robbio, dei conti palatini di Lomello. Nel 1202 Aicardo pose il castello di Robbio sotto la salvaguardia dei vercellesi (1° luglio), dichiarandosi cittadino di Vercelli, e sottomise alla milizia della città gli uomini del contado. Fermiamoci ora alle notizie che riguardano peculiarmente il nostro paese ed i suoi Signori. La prima di esse ci porta al 7 maggio 999. Si tratta di un certo Ugo, signore di Palestro, fautore di re Arduino, per la cui sconfitta, ad opera di Ottone III°, i suoi beni furono confiscati a favore del vescovo di Vercelli Leone. Enrico II°, con altro diploma del 1014, confermando la donazione al monastero di Frattuaria (San Benigno Canavese) di parecchie terre, ne indica una in Palestro che fu di Ottone di Besate, componente di una casata longobarda della fine del secolo X, che possedeva beni in Palestro.
Si ha poi un diploma del 18 maggio 1112 di Enrico IV, concedente i castelli di Bulgaro (Borgovercelli), Larizzate, Olcenengo, Cossato, ecc. ai fratelli Bulgaro, e "trigentas libras mediolanenses monetae veteris in portu Sicidae Palestrensis" (trecento libre milanesi di vecchia moneta sul porto del Sesia di Palestro). Questi Bulgaro, originari di Besate, abitavano a Borgovercelli, donde il nome con cui in seguito furono qualificati. Circa i Besate possiamo dare qualche maggiore chiarimento.
Il loro casato deriva il nome da quella località in provincia di Milano, nella quale abitavano comunemente, cioè "in castro" (castello) di Besate. Ottone era consignore di Vigevano e di Palestro e soleva abitare nella prima località. Tali signori poi si divisero in tre rami: di Vigevano, di Robbio e di Palestro. Quello di Palestro era ancora fiorente nel secolo XII con Rotefredo. Possedevano pure beni in Palestro, tra il 1137 e il 1151, Matteo, Aicardo e Bernardo di Robbio, sempre discendenti dai Besate. Ma alla fine del secolo i Besate vanno diminuendo la loro importanza, essendo ormai troppo ramificati.
Al 27 gennaio 1203 incontriamo una denuncia, con relativa sentenza del podestà di Milano, che condanna il Comune di Pavia a rimborsare Robbio e Palestro, risarcendo i danni recati dalle sue soldatesche, nell'intento di impadronirsi di tali territori. Il 24 aprile 1215 Aicardo di Robbio concede a Vercelli i suoi feudi di Robbio, Palestro, Vinzaglio, Rivoltella e Confienza. In data 30 agosto 1215 Eustachio di Palestro e il figlio Nicolò presentano giuramento di fedeltà al Comune di Vercelli, prendendovi abitazione e cittadinanza. Ancora il 16 marzo 1229 Guido di Tealdo, pure di Palestro, fa atto di sottomissione al Comune di Vercelli. Nel 1246 l'imperatore Federico II° con un forte esercito sbaraglia le forze della lega lombarda, tra cui le vercellesi con le nostre, lasciando libero sfogo alla sfrenata licenza delle sue truppe nei nostri territori. Nel 1307 (26 luglio) un Ardizzone di Palestro viene liberato da Vercelli di una pecuniaria di libre 50 pavesi per un atto arbitrario nella guerra contro l'eretico Dolcino.
Nel 1314 (30 agosto) troviamo un mandato del Comune di Vercelli di pagare libbre 800 pavesi a un Percivalle e a un Giovanni di Palestro; e nella stessa data, altri signori, Giacomo e Vifredo di Palestro mutano dal comune di Vercelli 250 fiorini d'oro. Nello stesso anno e in quelli seguenti 1315, 1318, troviamo altri strumenti creditori col Comune di Vercelli da parte di Filippine e Antonio, figli di Jonselmo e Guiscardo di Palestro. Un Giacomo di Palestro fu Umberto, anche a nome di suo fratello Rufino, promette al Comune di Vercelli di ratificare l'istrumento con il fratello sottomette sé e Palestro alla giurisdizione di quella città e alla sua protezione, facendo altresì una donazione onde sottrarsi alle oppressioni di Pavia; al quale scopo Vercelli aveva già munito Palestro di soldati per la difesa (19 giugno 1349). Una procura in cui compaiono altri signori di Palestro, cioè Giovanni, Percivalle, Stefano, Giufredoto, Giacomo e fratello Rufino e Simonino, troviamo in data anno 1352.
Tra questi signori e la città di Vercelli viene stipulata una convenzione per questione di taglie e fodri, relativamente ai luoghi fortificati di Palestro, Robbio, Rivoltella, Casaleggio e Vinzaglio. Quest'ultimo allora sottostava ai Signori di Palestro. Ma intanto nel 1335 Vercelli era passata sotto la signoria di Azzone Visconti. Infatti già nel 1315 (3 ottobre) Matteo Visconti aveva occupato Pavia.
Succedono poi lotte di Comuni, Podestà e Consoli nelle nostre comunità; nella seconda metà del XIV secolo si ha una grande estensione della signoria dei Visconti. Una cronaca di P.Azario riferisce di un certo Pietro signore di Palestro, con 500 barbute (guerrieri con armature) si porta in soccorso di Vercelli contro le forze milanesi che la stringono d'assedio. L'ultimo membro della famiglia di Aicardo e Guido è Martino, pure ultimo possessore del castello di Vinzaglio. Dipinto come eccellente, benefico, ebbe come unica figlia ed erede quella Caterina, i cui casi miserandi ispirarono i romanzieri. A nove o dieci anni rimase orfana anche del padre che, secondo l'uso del tempo, l'aveva promessa sposa a Iberto di Rovasenda. Cresciuta in età, colta e bella, si lasciò convincere dalla prestante figura di Leonardo Visconti, podestà di Novara, capitato al castello di Vinzaglio dopo una giornata di caccia, a sposarlo al posto del personaggio vagheggiato dal padre.
Donna d'animo virile si accorse presto dei traviamenti del marito e della sua inettitudine, tale che esso fu spogliato dell'ufficio di Novara dal padre Giovanni Visconti di Milano e costretto a vivere nel chiuso del castello di Vinzaglio. Nel frattempo Giovanni, marchese del Monferrato, faceva guerra a Galeazzo che aveva occupato Novara. Caterina stava preparando il castello di Vinzaglio con armi ed armati per resistergli, al qual fine aveva avuto anche uomini da Vercelli; ma il marito Leonardo aprì le porte alle bande del marchese stesso. Galeazzo ebbe il sopravvento, e con 400 uomini prese Vinzaglio. Leonardo fu esiliato con divieto alla moglie di seguirlo. Ad essa fu data onorifica residenza a Novara, poi, a sua richiesta, ad Orta.
Intanto Gian Galeazzo Visconti concede ai signori e agli uomini di Palestro l'immunità da ogni onere.
Indi concede anche la derivazione dal Sesia (1387) del canale di Sartirana. La presa d'acqua viene fatta prima a Langosco; ma, causa le alluvioni, viene spostata (1452) più a monte e finalmente (1832) a Palestro. Il canale venne poi ceduto (1837) allo Stato. Verso la fine del sec. XIV Palestro passò per breve tempo sotto i conti di Lomello e di Langosco. Indi per diploma di Carlo IV passò ai Beccaria, illustre famiglia pavese, che ebbe molti altri feudi in Lomellina, fra cui Castelnovetto, Confienza, Robbio, Rosasco, Sant'Angelo. Ma anche questa dominazione durò solo qualche decennio. Il 2 dicembre 1427 Filippo Maria Visconti fa donazione ad Amedeo di Savoia di Bulgaro, Palestro, Torrione, Villata, Casalino e Casalvolone, con esenzione però di pagare imposte, pedaggi ed altri oneri. Con atto del 1434 vengono meglio definiti i confini di tale feudo, in cui si accenna ad un "lacum seu stagnum Brarorale" e di un "flumen Gamerrae". Indi successero i Borromei (11 giugno 1452).
L'investitura data dal duca Ludovico di Savoia a Giovanni Borromeo, nominado Palestro, dichiara anche le sue coerenze, cioè "Vercelli, Rosasco, Pezzana, Prarolo, in mezzo la Sesia, Robbio, Confienza, Vinzaglio". Non va dimenticato che una prima cessione di Palestro a Vitaliano Borromeo, concessa dal duca Filippo Maria Angelo (19 luglio 1437), definisce pure le proprietà di acque, acquedotti, mulini, forni che passano nelle mani dei Borromei.


Anni 1500-1800

Questo periodo è ancora più disastroso per i nostri paesi, per le incessanti scorribande in Lomellina di eserciti Spagnoli (Carlo V°) e Francesi (Francesco I°) in continua lotta. Per venti anni le nostre terre sono teatro di scorribande di questi eserciti stranieri e ne sopportano vessazioni, accompagnate da fame e pestilenze. Ultimo risultato fu che Palestro cadde sotto il dominio spagnolo e, nel 1532, fu compreso nel distretto di Vigevano.
Al principio del '600 ci furono nuove lotte tra il duca di Savoia e gli Spagnoli per la conquista del Monferrato.
Palestro fu allora occupata da Carlo Emanuele I° il quale, saputo che il governatore di Milano, Marchese Inojosa, in una sua scorribanda, aveva incendiato Caresana, arretrando da Novara, venne a Palestro, ove alloggiò. Al mattino seguente (9 settembre 1614), prima di partire, ordinò che il paese fosse incendiato. Altro incendio che subì Palestro nel 1639 fu per ordine del Generale francese Lavallette, sdegnato di non aver potuto salvare Vercelli che era stata occupata dagli Spagnoli. Da quest'epoca, fino a all'anno 1713, le guerre non cessarono mai, quantunque per Palestro non ci sia nulla di particolare da segnalare.
Finalmente nel 1714 l'odioso dominio spagnolo ha termine e il nostro paese passa sotto l'Austria.
Fortunatamente questa dipendenza durò solo fino al 1735, quando il re di Sardegna Carlo Emanuele III°, acquistando Novara e Tortona, venne a segnare il suo confine sul fiume Ticino, cosicché Palestro passò sotto casa Savoia. Nel periodo che ne seguì fino al cadere del secolo regnò pace, feconda di riforme e progresso. A disturbare la pace fu Napoleone che, vinti in breve Piemonte ed Austria, formò in Italia varie repubbliche. Allora Palestro passò con il Piemonte sotto il dominio francese (1804) nel dipartimento d'Agogna, capoluogo Novara e facendo parte anche Brarola del nostro Comune.


La guerra del 1859

Le guerre per l'indipendenza d'Italia sono i soli fatti che interessarono Palestro nel secolo XIX.
Prima per la sconfitta di Novara e l'occupazione armistiziale delle truppe austriache del nostro territorio per qualche mese; e ancora per il mese che precedette la battaglia di Palestro. Gli avvenimenti che si succedettero verso la metà del secolo sono storia a conoscenza di tutti gli italiani, facendo parte della comune storia d'Italia.
Il 30 maggio 1859 le truppe piemontesi, inquadrate nell'armata alleata guidata da Napoleone III°, occuparono i villaggi di Palestro e Vinzaglio. Le truppe austriache, due divisioni al comando del feldmaresciallo Zobel, ricevettero l'ordine di attaccare Palestro il 31 maggio.
Il paese era difeso da circa 13.000 uomini al comando del generale Cialdini; con Cialdini si trovava anche Vittorio Emanuele II°. Alle 10 del mattino ebbe inizio l'offensiva austriaca che, però, fu respinta costringendo gli attaccanti a ritirarsi in direzione di Robbio. Anche presso cascina San Pietro si accesero gli scontri: in questo settore gli Zuavi francesi, guidati da Vittorio Emanuele in persona, sbaragliarono completamente le truppe austriache.
Moltissimi soldati austriaci annegarono nel cavo Sartirana nel corso della ritirata. Gli Austriaci vennero respinti anche presso Confienza dalla terza divisione piemontese. Le perdite della giornata di scontri furono di circa 600 uomini per gli alleati e di ben duemila per gli Austriaci.


Dall'Unità d'Italia ai giorni nostri

Palestro è un nome noto a tutti gli Italiani per la battaglia che si è svolta vittoriosa quasi centocinquanta anni orsono. E' entrato, quindi, nella Storia con una promozione acquisita dai valorosi soldati che si batterono per l'indipendenza d'Italia.
Non è facile, però, portare decorosamente l'eredità di un nome illustre ed è un dovere che impegna tutti i piccoli paesi che sono stati battezzati da un grande evento storico. Nobiltà obbliga. Palestro ha saputo fronteggiare degnamente questo impegnativo dovere, con la semplice spontaneità del suo popolo lavoratore.
La civiltà ha le sue battaglie non meno illustri e degne di menzione, che non i fasti della guerra. Con la dignità della sua gente consapevole, Palestro ha valorizzato la gloria di una battaglia con l'erezione di monumenti commemorativi dell'evento, ma poi ha saputo aggiungere nuovi motivi di orgoglio, con la sua vita industriale ed agricola, con il suo spirito di lavoro e di fede.
Come topografia generale, Palestro non è mutata molto dai tempi della Battaglia. Le sue arterie principali del 1859 sono rimaste: le case si sono abbellite, le strade asfaltate. Nel 1882 passò da Palestro la prima sbuffante locomotiva che tracciò la strada della ferrovia. Dopo la seconda Guerra Mondiale, si era presentato gravemente il problema di nuove superfici fabbricabili e più accoglienti.
Per risolverlo logisticamente, il Comune acquistò una larga area di proprietà Morera, segnando le vie per lo sviluppo futuro del paese e nel centenario della Battaglia si poterono già ammirare la nuova via Don Bosco ed il nuovo Viale Italia. Ai nostri giorni, Palestro è prevalentemente dedicata ad attività artigianali e agricole con qualche presenza di piccola industria che consentono un buon tenore della popolazione residente. Si sta concretizzando un Piano di Insediamento Produttivo onde permettere l'espansione delle attività esistenti ed agevolare nuovi insediamenti al fine di donare un nuovo impulso all'economia palestrese.





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